PPR nei Comuni Sardi

22 novembre 2007
Piano Paesaggistico Regionale – Tra vincoli e opportunità”

In occasone del convegno tenutosi il 22 novembre dal titolo “Piano Paesaggistico Regionale – Tra vincoli e opportunità” organizzato dall’ANIEM API Sarda, alla presenza dell’Assessore Regionale dell’Urbanistica l’On. Gian Valerio Sanna, l’On. Tore Cherchi, Presidente dell’ANCI Sardegna, l’ingegnere Paola Cannas, Direttore Generale dell’ Assessorato dell’Urbanistica R.A.S. e l’ingegnere Patrizia Lombardo Direttore del Servizio Pianificazione R.A.S., il Presidente ANIEM API Sarda Gianni Gavassino ha presentato l'indagine realizzata dal Centro Studi dell'API Sarda sull'impatto del PPR nei Comuni della Sardegna :

Obiettivi dell'indagine

L'API Sarda ha voluto sviluppare una attività di ricerca mirata a comprendere come è stata recepita a livello locale la nuova normativa sul piano paesaggistico regionale e soprattutto quali sono stati e potranno essere i suoi effetti.In questo primo rapporto, volutamente piuttosto semplice, sono state considerate alcune variabili specifiche, di cui la gran parte di tipo oggettivo in quanto coincidenti con dati amministrativi e solo alcune di carattere soggettivo riconducibili a valutazioni dirette degli intervistati.In ulteriori studi e approfondimenti, dopo una pluriennale applicazione delle norme, sarà possibile entrare nel merito specifico degli effetti macroeconomici anche inerenti l'eventuale riorientamento delle vocazioni economiche locali e il cambiamento delle caratteristiche organizzative dei sistemi produttivi locali.

Nota metodologica

È importante evidenziare che l'indagine è stata svolta in modo diretto tramite l'invio a mezzo lettera della richiesta di compilazione di un questionario. La lettera era indirizzata all'Assessore competente in materia e per conoscenza al direttore o funzionario responsabile del servizio. La richiesta di compilazione è stata inviata a tutti i 377 Comuni della Sardegna. Dopo 4 mesi, sono stati chiusi i termini per l'inserimento nel database dei dati provenienti dalle Amministrazioni comunali e il campione spontaneo risulta costituito da 74 Comuni. È significativo, in primo luogo, il fatto che l'80% dei Comuni non abbia risposto alla richiesta dell'API Sarda. In sintesi, comunque, il campione appare rappresentativo in quanto copre il 20% dei comuni sardi e rispettivamente il 19% sia della popolazione residente, che delle imprese e che infine degli addetti impegnati nelle stesse imprese. Le variabili considerate con cui incrociare i dati per ottenere specifiche ponderazioni sono la provincia di appartenenza, lo schieramento politico di appartenenza delle Amministrazioni comunali, la collocazione geografica dei Comuni presso le coste dell'Isola o meno. I comuni a guida politica di centro destra sono il 27%, quelli con amministrazione di centro sinistra sono il 38% e quelli guidati da una lista civica sono il restante 35%: il campione appare sostanzialmente equilibrato sotto questo profilo. I comuni costieri sono il 26% del campione. La distribuzione dei Comuni del campione tra le province rappresenta in misura decisamente proporzionale quella dei Comuni di tutta la Sardegna. Qualche differenziazione esiste per quanto riguarda il numero di imprese operanti nei comuni coinvolti nell'ambito delle varie province e così anche per i lavoratori delle stesse aziende. In questo caso, il fatto che abbiano risposto non tutti i capoluoghi di provincia ha senza dubbio sbilanciato il campione statistico sotto questo profilo.

I risultati

Il dato essenziale che va sottolineato è che il PPR sembra aver sortito l'effetto che si proponeva, dato che è decisamente diminuito il numero percentuale di concessioni edilizie rilasciate dalle Amministrazioni comunali. E la causa è proprio da ricondurre alla incoerenza della domanda con la normativa introdotta dal PPR. Il dato assoluto delle domande di concessione edilizia accolte e respinte negli ultimi 4 anni in sé non consente di evidenziare questo dato. Infatti, le domande inoltrate nel 2006 sono state in crescita importante e soprattutto hanno invertito il trend degli ultimi anni che le vedeva decisamente in calo. Questo fatto è da ricondurre alla volontà delle imprese e dei cittadini di presentare la propria domanda di concessione edilizia prima dell'entrata in vigore del PPR. Il numero assoluto di domande accolte favorevolmente dalle Amministrazioni locali è tornato a crescere nel 2006 (3.797) rispetto al 2005 e 2004, anche se è inferiore al dato del 2003 (4.077). Allo stesso tempo, le domande respinte sono cresciute, queste ultime anche in modo molto marcato nel passato: nel 2005 erano 1.760 e crescono fino a 2.800 nel 2006. In termini percentuali, dato assai più significativo, il numero delle istanze approvate non è comunque cresciuto e anzi è sceso dal 67% del 2005 al 58% nel 2006. Viceversa, le domande respinte sono cresciute molto nei quattro anni considerati: dal 33% del 2005 si passa al 42% del 2006.

Tuttavia, solo confrontando in termini omogenei i dati destagionalizzati è possibile cogliere in modo compiuto il senso di quanto sopra affermato. Infatti, nei primi 5 mesi del 2006, prima che entrasse in vigore il PPR, il numero di domande approvate era pari al 63% di quelle presentate e quelle respinte era pari al restante 37%. Nei primi 5 mesi del 2007 la percentuale delle domande di concessione edilizia si è ridotta di 15 punti percentuali e viceversa quella delle domande respinte è salita di altrettanti punti. Il dato ulteriormente interessante è relativo alle motivazioni del non accoglimento delle domande: nel 44% dei casi esso è da ricondurre alla farraginosità e alle conseguenti difficoltà di applicazione della nuova normativa in oggetto: si pensi in tal senso alle incertezze relative ai termini di entrata in vigore del PPR per quanto riguarda le domande di concessioni già accolte. Il 25% dei dinieghi, invece, è legato a incoerenza con altra normativa di settore e il 22% a incompletezza  in generale. Un altro aspetto riguarda l'effetto del PPR sulla realizzazione di opere pubbliche. Nel 77% dei Comuni esaminati non si è avuto alcun blocco o rallentamento derivante dalla nuova norma. In sostanza, questa risposta non ha avuto una differenziazione generata dall'appartenenza politica della maggioranza che governa i vari Comuni. L'ultimo aspetto riguarda la valutazione del PPR ad opera dei Comuni circa la possibilità che esso rappresenti un freno allo sviluppo economico locale.

Ebbene qui si trova il giudizio negativo rispetto alla prospettiva, evidentemente. Infatti, il 38% dei 42 Comuni che hanno risposto ritiene che il PPR danneggerà le dinamiche possibili di sviluppo a livello locale e solo il 21% ritiene che il PPR inciderà in modo positivo sulla crescita e lo sviluppo economico locali.Appare interessante notare che sul piano politico i giudizi più positivi sono stati formulati dagli amministratori dei Comuni a guida del centro  sinistra, mentre quelli negativi sono stati formulati indifferentemente da comuni a guida di centro-destra o centro-sinistra.