Il Ministero dello Sviluppo Economico mette a disposizione 5 milioni di euro, a valere sul FIT (Fondo per l'Innovazione Tecnologica), per promuovere progetti transnazionali di innovazione industriale in tutti i campi applicativi delle biotecnologie.
Il bando, nella consapevolezza che la competitività delle imprese in questo settore si gioca su scala almeno continentale, nasce dal coordinamento tra diversi Paesi e Regioni europei nell'ambito dell'iniziativa EUROTRANS-BIO e richiede la collaborazione tra almeno 2 imprese di nazionalità diversa.
Per informazioni e chiarimenti è possibile rivolgersi ai punti di contatto nazionale presso il Ministero dello Sviluppo Economico e l'IPI (Istituto per la Promozione Industriale).
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Nei giorni scorsi l’API Sarda ha incontrato l’On. Chicco Porcu per ascoltare le ragioni del NOn voto al Referendum regionale che si celebrerà il giorno domenica 5 ottobre 2008. Con il Referendum i cittadini sardi saranno chiamati a pronunciarsi per l’abrogazione o meno della L.R. 8/2006, dalla quale è poi disceso il varo del Piano Paesaggistico Regionale.
L’incontro ha visto coinvolti circa 70 imprenditori tra Dirigenti e Associati dell’API Sarda.
Il Presidente Gianni Gavassino, ha introdotto i lavori evidenziando che l’incontro odierno fa seguito a quello già effettuato per ascoltare le ragioni del SI al Referendum abrogativo. Ricorda inoltre che in passato l’API ha più volte evidenziato l’opportunità di modificare l’impostazione della attuale disciplina di tutela territoriale, urbanistica e paesaggistica dell’Isola, pur condividendone la filosofia di fondo. Purtroppo, ha aggiunto il Presidente Gavassino, gli eccessivi vincoli previsti dalla stessa normativa hanno di fatto contribuito a determinare una grave crisi del settore edile e a cascata dell’intera economia regionale. Il Presidente dell’API Sarda ha anche ricordato come il lavoro dell’Associazione, di concerto con il Consiglio Regionale, abbia condotto alla correzione delle parti più rigide del PPR con l’approvazione della L.R. 13/2008.
L’On. Chicco Porcu nel suo intervento ha evidenziato che “il quesito referendario è ingannevole oltre che del tutto inutile. E’ falso, infatti, che l’abrogazione della norma cancellerebbe il Piano Paesaggistico Regionale (PPR): la legge Salvacoste ha ormai esaurito il suo effetto portando all’approvazione del PPR nell’ambito costiero. La sua abrogazione lascerebbe pienamente in vigore l’attuale PPR”.
“Invece – ha riferito l’On. Chicco Porcu – proprio nelle intenzioni dei proponenti l’approvazione di questo quesito dovrebbe consentire di abrogare il PPR che ha funzione di indirizzo e di raccordo delle attività edificatorie dei comuni regolamentate dai Piani Urbanistici Comunali: in questo sta un grande inganno”.
L’esponente dell’attuale maggioranza in Consiglio Regionale ha anche ricordato che, secondo il Comitato referendario per il SI, il PPR è responsabile di una presunta crisi nel settore turistico e della perdita di posti di lavoro legata all’attività edilizia residenziale. Anche in questo caso l’On. Chicco Porcu ha voluto evidenziare con forza che è falso che ci sia un impatto economico negativo collegabile al PPR e per questo ha citato tre dati:
- Gli arrivi e le presenze nel settore turistico, in controtendenza con i dati di tutte le altre regioni italiane, sono cresciute costantemente negli ultimi 3 anni con un picco negli arrivi 2008 del +4% grazie agli accordi con i vettori low cost.
- Secondo il rapporto della Banca d’Italia 2008 l’edilizia residenziale si è nel 2007 ulteriormente sviluppata.
- L’ISTAT, infine, ha confermato che alla fine 2007 gli occupati in Sardegna sfioravano le 620 mila unità: il livello più alti degli ultimi 15 anni, anche se con un tasso di occupazione (53%) ancora lontano dagli obiettivi di Lisbona del 70%.
Sugli effetti in campo turistico, inoltre, l’On. Porcu ha dichiarato che occorre non dimenticare che “quello che conta non è la quantità di presenze turistiche, ma quanto un turista spende ogni giorno in prodotti e servizi prodotti della nostra economia. Le grandi strutture alberghiere rispondono alle logiche delle multinazionali: manodopera, servizi, prodotti alimentari, tutto viene deciso e comprato fuori dalla Sardegna. Anche la compartecipazione agli utili non finisce nella casse della Regione Sardegna, ma in quelle delle regioni dove queste società hanno sede legale”. “Per questo il PPR – ha aggiunto l’On. Porcu – con le sue regole che puntano sulla riqualificazione ed il recupero urbanistico piuttosto che su nuove cubature non è un pericolo per l’economia sarda ma una grandissima opportunità. Per esempio, gli incentivi per favorire strutture ricettive diffuse nel territorio sono il terreno di competizione ideale per piccole realtà imprenditoriali in grado di localizzare produzione e consumi e di gestire le strutture e servizi collegati al turismo evitando di rimanere semplici spettatori di un business che produce ricchezza per altri”.
In conclusione, l’On. Chicco Porcu ha sottolineato che “il centro destra fa spendere ai contribuenti sardi 9 milioni di euro per cancellare una legge che la maggioranza in Consiglio Regionale ha già previsto di abrogare. Invece, in questo modo si rinuncia al confronto serio e pacato nelle sedi istituzionali proprio sul PPR, suscitando allarmismi sul suo presunto impatto negativo sul turismo e sull’economia”.
Il Presidente Gianni Gavassino ha ringraziato l’On. Porcu per il confronto franco e trasparente e rinviato tutti a prossime occasioni di dibattito.
Nei giorni scorsi l’API Sarda ha incontrato l’On. Mauro Pili per l’approfondimento delle ragioni portate avanti dal Comitato per il SI al Referendum regionale che si celebrerà il giorno domenica 5 ottobre 2008. Con il Referendum i cittadini sardi saranno chiamati a pronunciarsi per l’abrogazione o meno della L.R. 8/2006, dalla quale è poi disceso il varo del Piano Paesaggistico Regionale.
L’incontro ha visto coinvolti circa 70 imprenditori tra Dirigenti e Associati dell’API Sarda.
Il Pres. Gianni Gavassino, affiancato dal Vice Pres. Francesco Lippi, ha introdotto i lavori ricordando come l’Associazione delle Piccole e Medie Industrie della Sardegna ha già più volte evidenziato l’opportunità di modificare l’impostazione della attuale disciplina di tutela territoriale, urbanistica e paesaggistica dell’Isola, sottolineando come gli eccessivi vincoli previsti dalla stessa normativa abbiano di fatto generato una grave crisi del settore edile e a cascata dell’intera economica regionale. Il Pres. dell’API Sarda ha anche ricordato come il lavoro dell’Associazione, di concerto con il Consiglio Regionale, abbia condotto alla correzione delle parti più rigide del PPR con l’approvazione della L.R. 13/2008.
L’On. Mauro Pili nel suo intervento ha evidenziato che “il voto referendario rappresenta una occasione decisiva per i sardi per poter scegliere un modello di sviluppo economico e sociale, il quale è strettamente legato al governo del territorio”. Il PPR, infatti, secondo l’esponente del PDL, è stato concepito in termini esclusivamente vincolistici per di più eccessivamente rigidi.
L’On. Pili ha sottolineato che sono 4 i punti su cui si incentra la campagna referendaria per il SI:
- “i Comuni sono esclusi dal governo del territorio perché la Regione ha concentrato in se tutti i poteri. Invece, i Comuni sono pronti per la sfida di un governo del territorio innovativo e funzionale allo sviluppo economico”. I Sindaci e gli amministratori locali, secondo l’esponente politico, sono responsabilizzati rispetto al valore della tutela ambientale: i cittadini su questo tema sono particolarmente vigili.
- “La L.R. 8/2006 e il PPR che ne discende hanno bloccato lo sviluppo turistico della Sardegna”. In realtà, la produzione edile rappresenta solo il primo momento della crescita turistica, ma è indispensabile se si vogliono attivare servizi e creare valore aggiunto. Col PPR non si è data la possibilità di sviluppare alcun adeguamento delle strutture in tal senso.
- “La speculazione edilizia va bloccata. La speculazione si ha quando la Giunta Regionale può favorire pochi con accordi di programma mirati”. Serve invece, per Mauro Pili, assoluta certezza del diritto: il principio del non si può fare va a braccetto col principio dell’eccezione.
- “La coscienza ambientale è diffusa: non bisogna misurare l’impatto ambientale in termini quantitativi, bensì qualitativi”.
L’On. Pili ha infine evidenziato gli effetti della vittoria del SI: cadrebbe la limitazione volumetrica nelle zone turistiche (zone F). Inoltre, non si potrebbe varare il PPR per le zone omogenee diverse da quelle costiere. Infine, sarebbe restituita ai Comuni la potestà amministrativa in materia di governo del territorio.
Inoltre, l’On. Pili ha riferito che, secondo quanto sostenuto da un comitato di giuristi appena costituitosi, in seguito alle sentenze del TAR potrebbe cadere l’intero PPR.
Il Pres. Gianni Gavassino, nel ringraziare l’On. Pili per l’importante occasione di confronto, ha ricordato che sarà a breve organizzato un analogo confronto con un esponente del Comitato referendario per il NO.
In allegato il Rapporto Congiunturale di metà anno 2008.
Per quanto riguarda il sistema delle imprese, gli effetti della norma potrebbero essere sinteticamente ricondotti ai seguenti campi: semplificazione amministrativa, regolamentazione dei contratti di lavoro, rapporti banca-impresa.
Per quanto riguarda l’avvio di una nuova impresa, la Legge n. 7 del 2007 (Legge Bersani) ha introdotto l’istituto della comunicazione unica alla CCIAA. Il Governo darà attuazione alla norma per cui l’avvio in un giorno di una nuova impresa sarà possibile attraverso la compilazione di un unico modulo, predisposto dalla Camera di Commercio, presso lo sportello del Registro Imprese. A fronte della consegna del modulo sarà immediatamente consegnato da parte della stessa Camera di Commercio, il documento contenente il titolo per l'immediato avvio dell'attività, il codice fiscale e la partita Iva. Anche per le procedure di modifica o cessazione dell'attività, per effetto di un'intesa tra Camera di Commercio ed associazioni imprenditoriali, verrà garantita l'assoluta rapidità nei procedimenti. Il provvedimento entrerà in vigore il prossimo 3 Aprile 2009, ma per i primi sei mesi l'imprenditore potrà avvalersi, in alternativa, delle modalità "tradizionali" di presentazione delle istanze ai diversi enti coinvolti nel procedimento.
In merito all’abbattimento degli "oneri amministrativi", che corrispondono a quella serie di adempimenti posti a carico delle imprese da norme di regolazione e che comportano la raccolta, il mantenimento e la trasmissione di informazioni a terzi e/o alle autorità pubbliche, il Governo italiano intende avviare un processo virtuoso che con la manovra finanziaria dovrebbe comportarne la riduzione in ordine al 25% in quattro anni. Il punto di partenza è dato dalle misurazioni effettuate a livello europeo con il metodo dell'EU Standard Cost Model e il programma di interventi è in linea con gli indirizzi definiti in sede europea, per cui sarà guidato da un gruppo ad alto livello, nominato dalla Commissione e composto da esperti indipendenti e presieduto da Edmund Stoiber, presidente della Baviera dal 1993 al 2007.
Circa i contratti di lavoro, la nuova Finanziaria introdurrà nuove misure nell'ambito della contrattualizzazione a tempo determinato. Infatti, i contratti a termine verranno semplificati, in relazione alla loro causale e alla possibilità di derogare ai vincoli vigenti in base agli accordi tra le parti sociali. Troveranno spazio, inoltre, nuove regolamentazioni per ciò che riguarda i contratti cosiddetti "occasionali", ma solamente nell'ambito delle imprese familiari ed in quelle turistiche e per servizi. Per ciò che riguarda l'apprendistato, poi, esso verrà regolato all'interno dei contratti collettivi di lavoro, e dagli enti bilaterali.
Inoltre, verrà abolito il divieto di cumulo, per quanto riguarda la pensione ed il reddito. Inizialmente tale misura riguarderà solo i lavoratori dipendenti ed autonomi, mentre resteranno escluse le categorie di lavoratori la cui pensione viene gestita da enti di diritto privato. La misura avrà valore retroattivo, ossia si applicherà anche sui trattamenti pensionistici liquidati precedentemente. Infine, ci sarà anche la possibilità di cumulare interamente i redditi da lavoro dipendente e autonomo con le pensioni di anzianità, vecchiaia e invalidità a carico dell'assicurazione generale obbligatoria.
In tema di credito e finanziamenti per lo sviluppo infrastrutturale e produttivo, la Finanziaria 2009 reintrodurrà la Banca del Sud. Dopo la sua prima introduzione nella Finanziaria 2006, sarà costituita sotto forma di SpA. La sede fisica della Banca del Sud sarà nel Mezzogiorno ed il suo capitale sarà finalizzato a finanziare privati ed amministrazioni locali. Infine, sarà prevista una variazione dei rapporti con tra banche e imprese. Infatti, verrà riportata a 12.500 euro la soglia massima di trasferimenti in contante e per gli assegni non trasferibili. Inoltre, sarà eliminato l'obbligo di emissione di assegni non trasferibili, per quelle operazioni il cui importo superi i 100 Euro.
Interverrà Antonella Giglio direttore generale dell'Assessorato Affari Generali Regione Autonoma della Sardegna.
Ai presenti sarà offerta copia del "Compendio Statistico della Sardegna" con allegato il CD dell'Annuario.
Visualizza l'invito.
Lo scorso mese di giugno si è tenuta la prima edizione del TechGarage, vetrina strategica per le imprese start-up e la nuova generazione di imprenditori innovativi, in cerca di finanziamento.
La vetrina dell'evento, organizzata a Roma, è stata dedicata al Nenture Capital e al networking imprenditoriale, nato per dare visibilità ad una nuova generazione di imprenditori "innovativi" e per incentivare gli investitori a supportare le aziende italiane in fase di start-up.
TechGarage è stato organizzato dall'Università LUISS Guido Carli e da dpixel, società di gestione di fondi di Seed Capital. L'evento ha visto la partecipazione di start-up, imprenditori, sviluppatori, blogger, appassionati di tecnologia, professionisti dell'innovazione, seed e venture capitalist.
L’obiettivo di TechGarage è quello di diffondere la cultura del venture capitalism e la cultura industriale in genere, imperniata sulla innovazione tecnologica, quale fattore propulsore della crescita.
Nel corso della prima edizione la attenzione è stata posta innanzitutto sullo stato dell’arte in Italia in materia di politiche di start-up high-tech e sull’operatività di fondi seed e venture capital.
L’iniziativa è stata imperniata su tre elementi, assai importanti per lo sviluppo qualitativo del tessuto industriale nazionale:
- promuovere l'Italia nel panorama tecnologico europeo, valorizzando i talenti imprenditoriali che spesso si trovano costretti ad emigrare all’estero;
- valorizzare le imprese italiane impegnate nei mercati dei nuovi media e di internet, creando un contesto attrattivo per i talenti internazionali;
- mettere in contatto il mondo dell'impresa e delle start-up 2.0 con investitori, business angel, venture capital, programmatori, sviluppatori, blogger, ma anche ricercatori, accademici, esperti e giornalisti professionisti agevolando lo scambio di competenze.
Ebbene, negli ultimi anni si può concludere che gli investimenti in R&S sono in aumento tra le PMI italiane. Il rapporto COTEC 2008 evidenzia un 12% di fatturato da produzioni innovative e conferma l'aumento degli investimenti in Ricerca e Sviluppo da parte delle aziende italiane.
La spesa nel periodo 2000-2005 è cresciuta quasi del 6%, pari a oltre la metà degli investimenti complessivi effettuati in questo senso nel Paese. Un dato rilevante, che sembrerebbe sottolineare un propensione all'innovazione ormai sufficientemente radicata in almeno una buona parte del tessuto produttivo italiano. Secondo le imprese più attrezzate sul piano manageriale e maggiormente strutturate, l’innovazione è lo strumento chiave di ottimizzazione dei processi, differenziazione dell'offerta e quindi competitività sui mercati.
Anche le PMI rientrano in questo emergente quadro di dinamismo, almeno in chiave ICT: proprio tra le piccole e medie imprese sono abbastanza rilevanti i segnali di forte consolidamento. Lo dimostra la significativa quota del 12% di fatturato frutto proprio dell'immissione sul mercato di prodotti e servizi innovativi.
Come anticipato, tuttavia, lo scenario appare meno positivo quando si guarda alla distribuzione geografica.
Rispetto al PIL, manca ancora al Sud la visione innovativa collegata in particolare alle information tecnologies, come è evidente nelle percentuali inerenti la crescita degli investimenti aziendali in IT: mentre in testa troviamo il Piemonte (1,81%) in coda c'è la Calabria 0,37%), fanalino di coda assieme a Sardegna e Campania (0,8%, 0,4%).
Un dato analogo si registra per quanto riguarda i brevetti europei, un settore in cui trionfano Emilia Romagna (107,6 per milione di abitanti) e Lombardia (93,9).
Il Rapporto annuale sull'innovazione, alla sua seconda edizione, è curato dalla Fondazione per l'Innovazione Tecnologica COTEC e presenta in un quadro sinottico i dati statistici relativi a quattro aree tematiche: condizioni di base per lo sviluppo innovativo del Paese, sforzo di innovazione prodotto dalle imprese, sistema dell'istruzione e della formazione e ruolo del sistema pubblico a sostegno dell’innovazione.
La conclusione dei vari studi e ricerche presentate potrebbe essere sintetizzata come segue: l'ICT made in Italy cresce, ma sembra perdere terreno nella competizione globale. In particolare nell’ultimo decennio si evidenzia in modo netto un significativo gap rispetto all'Europa nei trend di crescita e nella attivazione di filiere.
In sintesi, per ogni punto di Pil, quello italiano contiene il 20% in meno di innovazione, istruzione, ricerca e sviluppo rispetto agli altri Paesi europei. I ritardi evidenziati riguardano liberalizzazione dei mercati, eccessivo numero di società pubbliche e ritardi nei pagamenti della PA, che finiscono per coinvolgere l'intero sistema.
Tra le ricette per fronteggiare la situazione che sono emerse dai lavori, si trovano vari elementi di convergenza, tra cui in particolare la necessità di virare verso modelli di management in grado di valorizzare meritocrazia, interoperabilità e outsourcing.
Il mercato del lavoro, infine, andrebbe valorizzato basandosi su flex security, qualità dei risultati, riforma dei contratti, nuove infrastrutture di rete e tecnologiche.
Altro fronte di impegno a cui guardare è quello delle politiche di sostegno al settore di matrice comunitaria. Dai lavori emerge che i problemi delle piccole e medie aziende sono infatti anche di livello europeo e non solo italiano, motivo per cui le Associazioni imprenditoriali italiane hanno avviato - nell'ambito della Ueapme - un tavolo paneuropeo per verificare i problemi comuni delle PMI e mettere in rete le problematiche tipiche delle diverse imprese.
Il fenomeno dei ritardi nei pagamenti da parte degli Enti pubblici è talmente diffuso - compromettendo la libera concorrenza e la crescita delle imprese fornitrici - da spingere l'Unione Europea ad avviare un'inchiesta tra le imprese di tutta Europa, per conoscerne proporzioni, caratteristiche e gravità.
Il fenomeno, particolarmente sentito in Italia riguarda soprattutto le transazioni commerciali con le Amministrazioni Pubbliche e va a scapito dei fornitori, soprattutto quando si tratta di piccole e medie imprese, per le quali un ritardo nei pagamenti può comportare gravi conseguenze economiche.
L'osservanza degli obblighi contrattuali e il pagamento della mora in caso di ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali è prevista dalla direttiva europea 2000/35/Ce, ma sono numerose le vie per eludere la normativa europea, che risulta quindi poco efficace.
L'iniziativa della Ue nasce infatti da una serie di inchieste sul fenomeno effettuate dall'Oipa (Osservatorio su Imprese e Pubbliche Amministrazioni) nei mesi scorsi, a cui ha fatto seguito - nel mese di febbraio 2008 - una denuncia depositata alla Commissione Europea e sottoscritto da molte associazioni imprenditoriali e imprese, in rappresentanza di oltre 30 mila imprese.
L'indagine web è stata avviata in questi giorni e resa disponibile in tutte le lingue dell'Unione europea e rimarrà aperta fino al 31 agosto, a disposizione delle aziende.
In base ai dati che emergeranno, dando dunque seguito al ricorso di Oipa, la CE valuterà se intraprendere eventuali ed opportuni provvedimenti a carico degli Stati inadempienti.
Intanto, l'1 luglio è previsto a Roma un Convegno a tema, per fare il punto della situazione a livello italiano sul ricorso, e tracciare nuove possibili iniziative di contrasto.
L'API Sarda invita le imprese a collegarsi al sito della commissione europea per compilare in 2 minuti il form on-line e segnalarlo agli uffici dell'Associazione impegnati a monitorare le risposte fornite dalle imprese sarde.
Il Rapporto Congiunturale API Sarda sull’andamento delle PMI che operano nella nostra Isola è giunto alla ventesima edizione: una tappa importante. Un interesse crescente da parte del mondo produttivo ed economico in genere ha accompagnato la realizzazione di questo Rapporto, la cui presentazione, è bene evidenziarlo, è stata posticipata per evitare inopportune sovrapposizioni con alcuni appuntamenti istituzionali a carattere elettorale.
Come sempre il Rapporto Congiunturale si propone di rappresentare per la nostra Associazione ed in generale per gli operatori una concreta occasione di riflessione, tanto più che i dati congiunturali sono divenuti strutturali, in quanto inseriti in serie storiche lunghe sino a dodici anni. Infatti, la prima edizione del Rapporto Congiunturale riguardava le performance delle aziende nel corso del 1996.
Si tratta di un traguardo importante, che stimola l’Associazione a continuare ed approfondire tali studi, allargando ulteriormente gli scenari.
A tal proposito il Rapporto Congiunturale API Sarda rappresenta da qualche anno una parte importante del Rapporto Confapi, che coinvolge circa 2.500 aziende su scala nazionale. Va sottolineato che il campione regionale complessivo risulta come sempre significativo: in questa edizione la sua ampiezza è pari a 420 imprese piccole e medie della tipologia rappresentata da API Sarda, distribuite in vari “sottocampioni settoriali e territoriali”.
Lo studio dei temi economici e delle problematiche che riguardano il processo di crescita del sistema produttivo regionale, dunque, si conferma un punto centrale della nostra Associazione. L’obiettivo generale è quello di favorire la definizione di concrete proposte di politica economica da rivolgere alle Istituzioni di vario livello: da quelle comunitarie a quelle locali.
I temi toccati nel Rapporto sono innanzitutto relativi all’andamento degli indicatori congiunturali più importanti: fatturato, ordini, utile di gestione caratteristica e livello di indebitamento, numero di occupati, investimenti, propensione all’export.
Il periodo preso in considerazione è il 2007 e, in chiave previsionale, il 2008.
Il delicatissimo rapporto tra imprese e banche anche in questa edizione viene affrontato con i consueti indicatori del costo del denaro e dell’accesso al credito, di significativo interesse alla luce degli sviluppi in corso nel sistema bancario.
Grande attenzione è anche dedicata agli ostacoli che limitano il processo di crescita delle piccole e medie imprese che operano in Sardegna.
In ogni caso, la presentazione dei dati nell’Allegato Statistico è particolarmente dettagliata, poiché vengono presentate tabelle contenenti informazioni relative anche ai vari settori produttivi presi in considerazione nel Rapporto.
Visualizza il documento: XX Rapporto Congiunturale, Allegato Statistico e Presentazione.
Il nuovo Governo ha formalizzato l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze Bwa a banda 3.5 GHz nei giorni scorsi.
La tecnologia Wi-Max, secondo i risultati delle ricerche svolte negli ultimi anni, a regime consentirà a migliaia di aziende e individui che ancora oggi non possono di accedere al Web a velocità elevatissima.
Attualmente, infatti, secondo dati ministeriali, oltre il 40 per cento del territorio nazionale non è dotato di infrastrutture per la connessione a internet. Si tratta di un gap tecnologico piuttosto grave, che ha anche dei risvolti di tipo socioeconomico e anche culturale.
Il deployment della rete inizierà dall’Umbria, dove è nata la società AriaDsl e dove sono già stati avviati “field test” reali per verificare le funzionalità del servizio. La copertura totale dovrebbe essere raggiunta entro il mese di luglio 2008.
Allo stesso tempo, la società ha avviato una serie di tavoli di discussione con le Regioni e gli enti locali per il coordinamento degli investimenti in modo da integrare il contributo, tecnico ed economico, di AriaDsl in progetti pubblici territoriali già avviati.
In questo quadro, il modello produttivo del nostro Paese si presenta in difficoltà e con diminuite capacità di garantire le condizioni per agganciare i cicli congiunturali positivi.
L’obiettivo strategico è di realizzare le condizioni per una consistente crescita dimensionale e qualitativa delle piccole e medie imprese, per meglio competere e facilitare l'adeguamento di un modello di specializzazione.
La piccola e media impresa deve essere comunque al centro di un modello sociale di sviluppo interpretato come bene collettivo da tutelare e sostenere. La Confederazione, attraverso questa prima proposta, si impegna direttamente per il rilancio del sistema produttivo ponendo le basi per una nuova fase di sviluppo industriale basata sul confronto sociale. Questo Libro Bianco ha il principale obiettivo di rendere partecipi tutti gli attori
istituzionali e sociali delle proposte della Confederazione in considerazione di un confronto finalizzato a ricercare il più ampio consenso.
Visualizza il documento programmatico presentato da CONFAPI al nuovo Governo .
L'obiettivo del Por Fesr 2007-2013 "Competitività regionale e occupazione" è accrescere la competitività del sistema produttivo e l'attrattività regionale attraverso la diffusione dell'innovazione, la valorizzazione dell'identità e delle vocazioni del territorio, e la tutela delle risorse naturali.
Per tutti questi obiettivi il Por Fesr 2007-2013 può contare su una dotazione finanziaria complessiva di 1 miliardo e 700mila euro.
In particolare, i temi sui quali si concentra l'intervento del Programma riguardano: le fonti di energia rinnovabile; la promozione della ricerca e dell'innovazione; il rafforzamento del sistema produttivo; la società dell'informazione; lo sviluppo sostenibile; e il rafforzamento del sistema di governance.
"Con questa decisione della Giunta – ha detto l'Assessore della Programmazione Eliseo Secci – il Por Fesr entra nella fase operativa".
Entro il 31 dicembre 2009, infatti, la Regione dovrà spendere la prima annualità del Programma operativo equivalente a 400 milioni di euro: da investire nel settore energetico, nel rafforzamento del settore industriale artigiano e turistico, e nell'informatica. "Un obiettivo impegnativo ma decisivo che, unitamente agli altri strumenti della programmazione unitaria regionale - ha detto ancora l'Assessore Secci - potrà trasformare il tessuto economico della nostra regione e avviare un radicale processo di sviluppo e di cambiamento". "Per il raggiungimento di un risultato di quella dimensione, che è alla portata della amministrazione regionale - ha concluso l'Assessore della Programmazione - è però essenziale la responsabilizzazione e il coinvolgimento di tutto il personale e una continua azione di presidio e di stimolo verso tutti i soggetti responsabili dell'attuazione del programma".
La burocrazia pubblica e le tasse soffocano ancora l'innovazione tecnologica all'interno del nostro Paese. È la fotografia scattata dal Global information technology report 2007-2008 stilato dal WEF (World Economic Forum), che posiziona così l'Italia al 42esimo posto tra le nazioni maggiormente in grado di trarre profitto dalle tecnologie informatiche e della comunicazione. Al primo posto rimane imperturbabile la Danimarca.
Per l'Italia si tratta di uno slittamento, in quanto l'anno precedente si era posizionata al 38esimo posto. In vetta si proclama per il secondo anno consecutivo la Danimarca (con 5,78 punti), seguita da Svezia, Svizzera, Stati Uniti, Singapore e Finlandia.
Il punteggio a noi attribuito (4.21 punti) è dovuto al sussistere di pesanti problemi strutturali all'interno del Bel Paese, fattore che ha contribuito ad aumentare il gap con le altre nazioni.
A pesare sul punteggio sono state l'eccessiva tassazione e burocrazia, fattori in grado di penalizzare fortemente le attività aziendali.
Altro elemento penalizzante è costituito dalla ancora bassa priorità attribuita dal Governo alle politiche di sostegno dei processi di superamento del digital divide con la incentivazione della diffusione in particolare dell’IT nelle PMI e nelle famiglie.
I primati collezionati dall'Italia non sono però fortunatamente solamente negativi: il report sottolinea gli ottimi risultati raggiunti in termini di abbassamento dei costi delle chiamate mobili (il nostro paese si è posizionato secondo in tale settore) e per quanto riguarda la diffusione della banda larga (quarto posto), il numero di utenti di telefonini (sesto posto) e l’avvio dell’uso dell'ICT da parte della struttura dei Ministeri.
Da un lavoro di misurazione degli oneri amministrativi (Moa) realizzato dal Ministero per le Riforme nella PA è emersa un'incidenza piuttosto significativa dei balzelli burocratici di tipo informativo a carico dalle Pmi, che negli anni pare stia divenendo sempre meno sostenibile.
Non si tratta di stime approssimative ma di calcoli esatti, condotto in collaborazione con le imprese e relativo alle ripercussioni subite sull'attività aziendale dei vincoli burocratici e dal conseguente processo di regolazione che richiede un preciso iter informativo in relazione a quanto svolto e prodotto in azienda.
Tali procedure, di fatto, richiedono annualmente un esborso significativo, non sempre sostenibile per una Pmi.
Soltanto nel 2007, le piccole e medie imprese hanno addirittura superato i 14 miliardi di euro, e solo sui primi cinque settori di regolamentazione statale, esclusi quindi quelli di derivazione europea e regionale.
Il carico maggiore è stato prodotto dagli adempimenti informativi in tema di lavoro, per i quali si sono spesi fino a 7 miliardi di euro; seguono gli oneri per i settori previdenza e assistenza con oltre 3 miliardi, ambiente con oltre 2 miliardi e prevenzione incendi con circa 1,5 miliardi.
Un carico eccessivo, che non sembra rispecchiare il processo riformatore del Paese, soprattutto grazie agli automatismi resi possibili dalle nuove tecnologie.
Lo stesso ministro per l'Innovazione Luigi Nicolais ha infatti dichiarato che il peso di tali oneri amministrativi per comunicazioni e certificazioni che gravano sulle spalle delle Pmi (ora che si è interrotto il Piano di Azione della Semplificazione), vanno ridotti in modo deciso «per favorire lo sviluppo della nostra economia e la competitività delle nostre piccole imprese».
Per approfondimenti vedi
http://www.innovazionepa.it/dipartimento/attivita/politiche_semplificazione/attivita_5010.htm
Sviluppo del territorio e delle imprese attraverso l'accumulo di conoscenze e la creazione di una adeguata rete di infrastrutture: questo l'obiettivo del pacchetto CIPE appena approvato e finanziato dal FAS - Fondo aree sottoutilizzate, coordinato dal Dipartimento per le politiche di sviluppo Ministero per lo Sviluppo Economico.
Un finanziamento che vale nel suo complesso più di 12 miliardi di euro, di cui 10,8 destinati al Mezzogiorno e 1,4 al Centro-Nord, per favorire la ricerca e la competitività delle imprese, il risparmio energetico, la bonifica di aree industriali.
Nel dettaglio, i programmi nazionali sono tre: Ricerca e competitività (6,6 miliardi al Sud, 576 milioni al Centro-Nord); Competitività sistemi agricoli e rurali (725 milioni al Sud, 150 mln al Centro-Nord); Governance (197 milioni al Sud, 46 al Centro-Nord).
Inoltre, è previsto un programma interregionale nel Mezzogiorno sulle energie rinnovabili e il risparmio energetico, che vale 814 milioni. Poi, due progetti speciali: "Recupero economico produttivo di siti industriali inquinati" (2,5 miliardi al Sud, 450 milioni al Centro-Nord) e "Progetto Valle del Po" (180 milioni).
I singoli interventi da realizzare dovranno essere specificati in una fase successiva della programmazione; tuttavia, l'approvazione del CIPE consente di non perdere mesi in un percorso assolutamente cruciale per gli obiettivi di crescita.
In questo modo, concretamente, si comincia a mettere in pratica la novità più rilevante della nuova programmazione, integrando i precedenti interventi 2000-2006 in obiettivi nazionali che in gran parte sono stati indicati nel piano Industria 2015 e nel piano nazionale della ricerca.