Rapporti ISFOL
Rapporto sulla Formazione Continua 2007
Il Rapporto sulla Formazione Continua è redatto annualmente dall’Isfol – Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori – per fornire al Parlamento un quadro puntuale sulla situazione in materia di apprendimento permanente.
Si tratta di un’analisi approfondita e articolata sulla quantità e la qualità degli interventi pubblici volti a promuovere il lifelong learning per i lavoratori già inseriti nel mercato del lavoro, finalizzata principalmente a consentire una complessiva valutazione dei risultati raggiunti e ad ipotizzare nuove iniziative.
“Strumento di crescita e d’aumento della competitività del tessuto economico, oltre ché leva per l’innalzamento della qualità della vita civile”.
E’ così che viene descritto l’apprendimento permanente nella strategia di Lisbona, ed è questo il concetto ribadito più di recente dalla Commissione Europea, che nel constatare i ritardi registrati dagli Stati membri rispetto agli obiettivi fissati per il 2010, ha sollecitato la Comunità ad “investire nel capitale umano per concorrere a realizzare la società della conoscenza e competere veramente nell’economia globale”.
Necessità ancor più pressante per il nostro Paese, che rischia di subire fortemente e più di altri le conseguenze di una fase recessiva in parte già in atto e che potrebbe peggiorare.
Dal punto di vista delle risorse finanziarie messe a disposizione dal “pubblico” per il sostegno alla formazione continua in Italia si parla di importi di non poco conto: circa 700 milioni di euro l’anno fra risorse a disposizione delle Regioni e quelle dei Fondi Paritetici Interprofessionali creati e gestiti dalle Parti Sociali, cui vanno aggiunte le risorse per il cofinanziamento dei Piani regionali da parte del Fondo Sociale europeo, per un totale di almeno 1000 milioni di Euro.
Risorse ingenti per favorire adattabilità di lavoratori e imprese, occupabilità, anticipazione del cambiamento, innovazione tecnologica e organizzativa, competitività promozione dell’economia della conoscenza, allungamento della vita lavorativa e, in generale, la qualità del lavoro e la sicurezza.
Risorse che cominciano ad essere distribuite, ma che non bastano, da sole, ad imprimere la svolta decisiva verso il cambiamento.
Nel confronto con gli altri Paesi europei, infatti, emerge che il tasso di partecipazione dei lavoratori, sia dipendenti che autonomi, alla formazione, ha registrato un’arretramento dal 2003 al 2006. La formazione appare sempre più rivolta alle fasce “forti” del mercato del lavoro, con una crescente marginalizzazione dei lavoratori “deboli” (giovani, precari, lavoratori con basso titolo di studio o bassa qualifica, lavoratori over 45, residenti nel mezzogiorno). Ugualmente grave appare il crescente divario fra le piccole e le grandi imprese, così come tra centro-nord e regioni del sud.
Non mancano i segnali positivi, ma gli interventi finora realizzati hanno sostenuto soprattutto la parte più avanzata del Paese (grandi imprese, medie e piccole imprese innovative, distretti e reti d’imprese che hanno superato la logica soltanto locale), che possiede già in sé le condizioni per accedere all’offerta formativa e per le quali si pone, adesso, un problema di collegamento tra interventi formativi e processi di innovazione tecnologica e organizzativa delle aziende e dei territori.
Si avverte, invece, l’esigenza di iniziative importanti di animazione, assistenza diretta alle imprese, individuazione dei fabbisogni, per far emergere la domanda di formazione delle imprese più piccole e meno strutturate.
In questo senso, particolarmente importante potrebbe rivelarsi il ruolo dei Fondi Paritetici Interprofessionali, come il FAPI, che hanno introdotto nel sistema nuove potenzialità e realizzato, in un lasso di tempo abbastanza breve, un buon tasso di adesione delle imprese, in particolare PMI.
Consulta il Rapporto Isfol, in particolare sui Fondi Paritetici Interprofessionali da pag. 126 a pag. 154.
Rapporto sulla Formazione continua 2006
Dal 2000 l’ISFOL - Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori – redige e presenta annualmente al Parlamento il Rapporto sulla Formazione continua, analisi del fenomeno della formazione continua nel nostro Paese e approfondimento specifico sulla spesa sostenuta dalle imprese per queste attività nonchè sul ruolo e la dimensione del sostegno finanziario pubblico alle stesse.
Nel Rapporto sulla Formazione continua 2006, il capitolo dedicato alle politiche ed agli strumenti di sostegno della FC presenta, oltre ai dati disponibili sulle iniziative finanziate dal FSE, dalla legge 236/93 e dalla legge 53/00, anche i primi dati sintetici di monitoraggio delle attività sostenute dai Fondi Paritetici Interprofessionali e gli ultimi aggiornamenti sulle adesioni delle imprese (Cap. 2, par. 2.4, pp. 148 e seg.).
Il Rapporto sulla Formazione Continua è redatto annualmente dall’Isfol – Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori – per fornire al Parlamento un quadro puntuale sulla situazione in materia di apprendimento permanente.
Si tratta di un’analisi approfondita e articolata sulla quantità e la qualità degli interventi pubblici volti a promuovere il lifelong learning per i lavoratori già inseriti nel mercato del lavoro, finalizzata principalmente a consentire una complessiva valutazione dei risultati raggiunti e ad ipotizzare nuove iniziative.
“Strumento di crescita e d’aumento della competitività del tessuto economico, oltre ché leva per l’innalzamento della qualità della vita civile”.
E’ così che viene descritto l’apprendimento permanente nella strategia di Lisbona, ed è questo il concetto ribadito più di recente dalla Commissione Europea, che nel constatare i ritardi registrati dagli Stati membri rispetto agli obiettivi fissati per il 2010, ha sollecitato la Comunità ad “investire nel capitale umano per concorrere a realizzare la società della conoscenza e competere veramente nell’economia globale”.
Necessità ancor più pressante per il nostro Paese, che rischia di subire fortemente e più di altri le conseguenze di una fase recessiva in parte già in atto e che potrebbe peggiorare.
Dal punto di vista delle risorse finanziarie messe a disposizione dal “pubblico” per il sostegno alla formazione continua in Italia si parla di importi di non poco conto: circa 700 milioni di euro l’anno fra risorse a disposizione delle Regioni e quelle dei Fondi Paritetici Interprofessionali creati e gestiti dalle Parti Sociali, cui vanno aggiunte le risorse per il cofinanziamento dei Piani regionali da parte del Fondo Sociale europeo, per un totale di almeno 1000 milioni di Euro.
Risorse ingenti per favorire adattabilità di lavoratori e imprese, occupabilità, anticipazione del cambiamento, innovazione tecnologica e organizzativa, competitività promozione dell’economia della conoscenza, allungamento della vita lavorativa e, in generale, la qualità del lavoro e la sicurezza.
Risorse che cominciano ad essere distribuite, ma che non bastano, da sole, ad imprimere la svolta decisiva verso il cambiamento.
Nel confronto con gli altri Paesi europei, infatti, emerge che il tasso di partecipazione dei lavoratori, sia dipendenti che autonomi, alla formazione, ha registrato un’arretramento dal 2003 al 2006. La formazione appare sempre più rivolta alle fasce “forti” del mercato del lavoro, con una crescente marginalizzazione dei lavoratori “deboli” (giovani, precari, lavoratori con basso titolo di studio o bassa qualifica, lavoratori over 45, residenti nel mezzogiorno). Ugualmente grave appare il crescente divario fra le piccole e le grandi imprese, così come tra centro-nord e regioni del sud.
Non mancano i segnali positivi, ma gli interventi finora realizzati hanno sostenuto soprattutto la parte più avanzata del Paese (grandi imprese, medie e piccole imprese innovative, distretti e reti d’imprese che hanno superato la logica soltanto locale), che possiede già in sé le condizioni per accedere all’offerta formativa e per le quali si pone, adesso, un problema di collegamento tra interventi formativi e processi di innovazione tecnologica e organizzativa delle aziende e dei territori.
Si avverte, invece, l’esigenza di iniziative importanti di animazione, assistenza diretta alle imprese, individuazione dei fabbisogni, per far emergere la domanda di formazione delle imprese più piccole e meno strutturate.
In questo senso, particolarmente importante potrebbe rivelarsi il ruolo dei Fondi Paritetici Interprofessionali, come il FAPI, che hanno introdotto nel sistema nuove potenzialità e realizzato, in un lasso di tempo abbastanza breve, un buon tasso di adesione delle imprese, in particolare PMI.
Consulta il Rapporto Isfol, in particolare sui Fondi Paritetici Interprofessionali da pag. 126 a pag. 154.
Rapporto sulla Formazione continua 2006
Nel Rapporto sulla Formazione continua 2006, il capitolo dedicato alle politiche ed agli strumenti di sostegno della FC presenta, oltre ai dati disponibili sulle iniziative finanziate dal FSE, dalla legge 236/93 e dalla legge 53/00, anche i primi dati sintetici di monitoraggio delle attività sostenute dai Fondi Paritetici Interprofessionali e gli ultimi aggiornamenti sulle adesioni delle imprese (Cap. 2, par. 2.4, pp. 148 e seg.).
Vi si leggono, insieme ai dati nazionali relativi alle adesioni degli altri 10 Fondi autorizzati (8 Fondi per i dipendenti e due per i dirigenti), le statistiche relative al Fondo Formazione PMI (FAPI) e quelle del Fondo Dirigenti PMI, i dati di crescita nazionale, le caratteristiche dimensionali delle aziende aderenti, i finanziamenti erogati, il numero di aziende coinvolte nelle attività formative ecc..
A breve saranno disponibili on-line anche le nostre elaborazioni relative ai dati definitivi dell’Articolazione Regionale Sardegna.